Sarà capitato a tutti voi pinguini di stare fino a tardi davanti al vostro pc e di sentire gli occhi stanchi o (peggio) lavorando col vostro portatile a letto, perdere del tutto il sonno. Questi disturbi sono legati alla secrezione di melatonina che diminuisce a causa della luce emessa dagli schermi dei nostri apparecchi tecnologici (siano essi computer, televisioni, cellulari) di fatto sfasando il bioritmo.
In nostro aiuto vengono dei software che possono migliorare (non di certo risolvere) la convivenza notturna con i nostri computer.
F.lux è disponibile per Linux, Windows e Mac OS X
Redshift solo per Linux.
Vi dirò la verità: entrambi i software mi sono sembrati un pò troppo ubuntu-centrici per i miei gusti, nella pagina di F.lux dedicata a Linux si trovano istruzioni solo per ubuntu, il che l’ho trovato irritante. Lo sviluppatore di Redshift invece sembra più aperto, infatti non ha mancato di linkare i pacchetti per altre distribuzioni e di dare istruzioni per la compilazione dei sorgenti.
Il funzionamento in entrambi i software è uguale: al variare dell’orario modificano la temperatura del colore del nostro schermo, spostandola verso toni più caldi durante le ore notturne. Nel caso dei portatili, vi consiglio anche di abbassare manualmente la luminosità, dove possibile, usando gli appositi tasti fn.
Vediamo come compilare e provare Redshift, in attesa di vederlo nei repository ufficiali fedora (il pacchetto è in attesa di revisione).
Installiamo delle dipendenze necessarie alla compilazione di redshift
su -c
'yum install -y gcc libXrandr-devel wget make'
Scarichiamo l’ultimo rilascio disponibile (ad oggi la versione 1.5) da launchpad
wget http://launchpad.net/redshift/trunk/1.5/+download/redshift-1.5.tar.bz2
Decomprimiamo il pacchetto ed entriamo nella cartella
tar xvjf redshift-1.5.tar.bz2
cd redshift-1.5
Configuriamo la compilazione passando /usr come prefisso di installazione (il software è scritto per ubuntu e la variabile d’ambiente python è differente) come segnalato in questo bug report
./configure
--prefix=/usr
Compiliamo ed installiamo
make
su -c
'make install'
Se tutto è andato bene, facciamo pulizia:
cd
..rm -rf redshift-1.5
Adesso basterà recarsi su Sistema—>Preferenze–>Applicazioni d’avvio
Cercare Redshift e cliccare su Modifica.
Nel campo comando troveremo scritto gtk-redshift
Procuriamo la longitudine e latitudine della nostra posizione. Per farlo facilmente potete usare il servizio messo a disposizione da f.lux.
Quindi a gtk-redshift aggiungiamo: -l longitudine:latitudine
esempio per roma: gtk-redshift -l 41.89:12.48
Se vogliamo possiamo anche modificare manualmente la temperatura del colore usando il comando -t. Nel mio caso passo -t 6500:4000 . Di default Redshift usa per il giorno 5500 e 3700 per la notte, che per i miei gusti era poco confortevole.
gtk-redshift -l 41.89:12.48 -t 6500:4000
Se 3700 dovesse sembrarvi una temperatura troppo calda come nel mio caso, potete provare valori intorno a 4000 che potrebbero essere anche nel caso vostro ottimali.
Se non vogliamo l’iconcina sull’area di notifica, possiamo utilizzare la versione a linea di comando di redshift, scrivendo nel comando solo redshift -l …ecc
Adesso basterà uscire dal proprio account e rientrare ed il gioco sarà fatto
)
Archiviato in : Guide sul software GNU/Linux, HOWTO-GUIDE Messo il tag: | Fedora, Redshift


interessante segnalazione! grazie!
Ottima segnalazione!
Installato l’RPM, vediamo per qualche giorno che effetto mi fa!
Ciao!
Dove hai preso l’RPM ? in assenza di pacchetti ufficiali, consiglio sempre di compilare da sorgenti…in fondo sono 2 comandi..
In realtà avevo compilato i sorgenti, ma ho avuto qualche grana con python.
Siccome ero in un momento di pigrizia bestiale, piuttosto che smanettare per risolverli mi sono scaricato l’src.rpm e mi sono compilato quello!
In fondo sono due comandi anche per compilarsi ed installarsi l’rpm
qui trovi gli .src.rpm
http://kmilos.fedorapeople.org/
e qui la review (in corso) sul pacchetto
https://bugzilla.redhat.com/show_bug.cgi?id=604331
Probabilmente hai avuto la mia stessa grana, ho specificato che bastava passare il prefix /usr per risolvere l’inghippo
il problema era solo una variabile d’ambiente python..
si si, quei link se guardi bene li ho dati anche io nell’articolo
anche compilandolo specificando il prefix aveva sempre qualcosa da questionare su python…
(alla prima l’avevo messo in /usr/local perchè preferisco per le cose che compilo io)
comunque l’importante è che funzioni
giusto
ahhahah